13 luglio 2008. La data scelta un anno fa, un conto alla rovescia cominciato i primi giorni di dicembre: l’Ironman di Zurigo.

Dopo 8 anni di triathlon era giusto compiere il grande passo, perché la gara si prepara insieme agli amici che si allenano con te e perché sento sempre parlare di queste emozioni, e allora, queste emozioni viene voglia di provarle.

A tentare di diventare Finisher Giona, Mole ed io, poi, Simone, appena tornato dall’impresa di Capo Nord e imbarcatosi in quest’avventura una sera in centro, trascinato dal nostro entusiasmo e anche dalla nostra ignoranza……

A dicembre via con la preparazione, nuoto, corsa, ma soprattutto tanta bici, che ha occupato i nostri fine settimana, ogni momento libero, per cercare di scontare il meno possibile la frazione più dura dell’Ironman.

Durante il percorso purtroppo Giona deve arrendersi a un problema al ginocchio, per lui, già Ironman un anno fa, l’appuntamento con la finish line è comunque solo rimandato.

13 luglio 2008, la sveglia suona presto, alle 4.30, la sera prima si è chiusa con i messaggi di in bocca al lupo degli amici, già i primi brividi si fanno sentire. Alle 4.30 di mattina il campeggio di Zurigo è buio, piove, purtroppo eravamo preparati ad affrontare il maltempo, i bagni cominciano a popolarsi di triatleti che si apprestano a una lunga giornata.

Un’ultima occhiata ai sacchetti pre gara e via a piedi, per i venti minuti che ci separano dalla zona cambio, dove le nostre bici sono già state posizionate.

Simone, Mole ed io, ci siamo, anzi no. I panini sono rimasti in camper, veloce retro marcia e siamo di nuovo in direzione giusta.

Zona cambio. Piove. Un po’ di coda per entrare e poco tempo per posizionare tutto il necessario. “Ci vediamo dalla mia bici” dice Simo che deve comprare i manicotti per ripararsi dal freddo. Sistemo la bici, appoggio i sacchetti e torno indietro, Mole mi ferma dicendomi che Simone ha gli occhialini e la cuffia in campeggio. Non ci credo. Manca mezz’ora alla gara. Speriamo che ce la faccia.

Il pre gara scorre via come in un film. Il rituale del bagno, le mogli che commosse salutano i mariti, tu come se fosse tutto automatico compi i gesti che hai fatto per otto anni prima del via di qualsiasi gara. Ecco. Questa non è una gara qualsiasi, Ma finchè riesci cerchi di non accorgertene.

Io e Mole sulla spiaggia, più avanti partono i professionisti. “Ce l’avrà fatta Simo?” “Si dai”. Speriamo bene.

Si nuotano cinquanta metri, siamo più di 2000, partenza dentro l’acqua, sparo, via.

La prima frazione è abbastanza caotica, tante botte, ma riesco a nuotare tranquillamente; il tutto con mille pensieri in testa, la paura per la frazione in bici, ma anche l’emozione di sentirsi parte di una gara così. Cinque anni fa vidi il mio primo Ironman, a Embrun, allora il protagonista era Mirco, io, triatleta da tre anni, credevo fosse impossibile fare un Ironman, ora ci sono dentro. Ah però.

A metà del nuoto si passa su un’isoletta, colma di gente, ho la muta leggermente slacciata, un signore mi aiuta a chiuderla, ringrazio e di nuovo in acqua. Altre botte ma il nuoto finisce, un’ora e sei minuti, passeggiata verso la bici.

Mi cambio con una calma olimpica, controllo di aver preso tutto e, bici a mano, esco dalla zona cambio. Vedo la Valentina sotto l’ombrello e le sorrido, l’emozione è già tanta, si sale in bici……”Pierooooo, Pierooooo, daiiii”, guarda questi svizzeri come sono ospitali, giro la testa, la Betta e Max che urlano, Giona l’Alice e Tobia in mezzo alla gente, ma che ci fanno qui?????? magone, pelle d’oca, lacrime, la bici comincia come meglio non si potrebbe, non piangevo così da quella volta in cui ho visto Rain Man, che sorpresa………

Siamo in sella, ci dovremmo stare sei ore, fa freddo, piove, i manicotti?? in zona cambio. Bene. Il primo dei due giri passa bene, il percorso è abbastanza vallonato ma le salite quasi non si sentono. In breve sono di nuovo in zona arrivo (in breve mica tanto, tre ore), si parte per il secondo giro dopo aver controllato di non aver avuto allucinazioni post nuoto, i ragazzi ci sono davvero, sorpresa perfettamente riuscita cari miei.

Il secondo giro è molto meno bello del primo, non piove più ma c’è un po’ di vento, e le gambe iniziano a essere un po’ pesanti. E poi, eccoli qua, i crampi, mi hanno accompagnato durante tutta la preparazione e volevano esserci anche loro. Giusto così.

Bevo un po’ di magnesio ma sulle salite non posso alzarmi sui pedali, rallento un po’ e la bici sta per finire, manca solo la rampa dell’Heartbreak Hill. Un crampo mi costringe a fermarmi un attimo, a fatica ma anche questa è fatta, la bici è finita, ora si corre, coi crampi ma si corre.

Esco dalla zona cambio, la bici sarà anche finita, ma ora c’è la maratona caro mio. Parto piano, cerco di mangiare e controllo le gambe. Quattro giri da 10,5 km, ci si incrocia e ci si incita, ci sarà da stare sulle gambe ancora un bel po’. La gente incita che è un piacere, per molti sono Pedro, altri leggono bene il nome sul pettorale. I crampi iniziano ad avvicinarsi, e così da un momento all’altro, poco dopo il 15° km spesso e volentieri cammino. Guardo l’orologio, sono le 17.30, ho fino alle 23, a costo di camminare fino al 42° arrivo. Ci puoi giurare.

Crisi di fame al 25°, superata grazie a un chilo di pane (un ringraziamento alla signora che continuava a tagliarne solo per me), poi Max che mi cede la sua giacca per il freddo, una sosta in bagno provvidenziale, e siamo al 30°, va un po’ meglio, provo a correre. Pian piano i chilometri calano, i giri diminuiscono. Riesco a correre, piano ma ce la faccio. Ultimi metri, i ragazzi tra il pubblico esultano, restituisco la giacca a Max, ultima curva, ecco la finish line. Mole e Simo sono li ad aspettarmi…..è finita!

Abbraccio tutti, Zorz e il suo grido di battaglia “massacrato!”, e poi ancora foto, medaglia, ringraziamenti, una signora dell’organizzazione che mi chiede se va tutto bene “Si signora grazie, mi son fatto una passeggiata”.

Il 13 luglio 2008 finisce qua, si torna al camper, male alle gambe e complimenti via telefono. “Ma lo rifarai mai?” “Buonanotte”.